Il mio viaggio in Marocco si è concluso più di un mese fa, ed è per questo che ora mi sarà più facile non rilasciare riflessioni a caldo. Quello che di seguito leggerete lo scrivo solo e soltanto per un motivo: io considero la mia Terra la mia casa, e anche in viaggio e in una nazione diversa da quella in cui risiedo, voglio cercare di avere cura di ogni pezzettino di suolo che sto calpestando. E questo non si fa raccontando bugie o solo gli aspetti belli di un luogo. Chi viaggia veramente deve denunciare anche quello che non va dal punto di vista ambientale, sanitario e sociale, e viaggiare con coscienza e non pagato da un tour operator. Bisogna restituire valore e dignità alla stessa parola VIAGGIO (TRAVEL).

Voglio condividere con voi quello che realmente accade nelle medine (il quartiere più antico delimitato da alte mura) e i souk (mercati) delle città in Marocco. Devo però fare un’importante premessa. Tutto quello che leggerete non è una denuncia nei confronti di questo Paese, che rimane uno dei posti più incredibili dove ho messo piede, ma una denuncia verso le bugie raccontate sul web e una denuncia verso il turismo di massa che dovunque arriva distrugge e non genera niente di buono e che qui in Marocco tocca le città imperiali, e la località di Merzouga alle porte del deserto. Ma è anche una denuncia in generale contro il genere umano ormai in cammino verso l’autodistruzione. E se lo afferma il grande Stephen Hawking che: “Stupidità, avidità e inquinamento distruggeranno il nostro pianeta”, io inizio proprio a crederci. Ho trascorso momenti indimenticabili in Marocco, scambiato sorrisi profondi, e trovato pace in tanti luoghi (ve ne parlerò alla fine di questo post e nel prossimo), ma ora è il momento di buttare fuori quello che mi ha fatto soffrire in alcuni momenti.

Rabat

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Rabat

Le compagnie aeree low-cost negli ultimi anni hanno reso il Marocco un paese ideale per il turismo di massa. Meta dal sapore esotico, cultura profondamente diversa, biodiversità pazzesca, prezzi bassi, mare, montagna, deserto, foreste, locali e alberghi eleganti… insomma tutto quello che un turista cerca qui lo troverà. Nello stesso aeroporto di Marrakech all’arrivo rimarrete sconcertati dalle orde di turisti e in dogana ci metterete più di un’ora per il controllo del passaporto. Non arrivate con l’idea di trovarvi in un aeroporto piccolo e desolato. Al contrario atterrerete in un aeroporto super elegante, grande e architettonicamente splendido (quello di Ciampino ad esempio non può reggere il confronto).  Apro una parentesi importante. Considerate che già con quel volo di sola andata e ritorno dall’Italia al Marocco abbiamo inquinato davvero tanto, e lo dice anche un premio Pulitzer: “Il danno che abbiamo fatto con un viaggio internazionale ha sicuramente neutralizzato tutto il bene che abbiamo fatto nel corso dell’anno come riciclatori, eco-consumatori e contribuenti finanziari alle organizzazioni ambientali“ (qui l’articolo). E’ nostro dovere e obbligo quindi, per amore della nostra Terra, essere dei viaggiatori responsabili una volta giunti a destinazione.

Aeroporto di Marrakech

Sostare qualche giorno nelle medine è fondamentale per avere un primo approccio con questo Paese e comprenderne la storia. Ne ho visitate diverse, ma il consiglio è quello di raggiungere anche le località più remote e selvagge del Marocco, allontanandovi dai luoghi ad alta concentrazione turistica. Fuori dalle città troverete una natura incredibile e comunità fatte da persone sagge, gentili, spirituali, ad accogliervi: i mitici berberi. Apro un’altra doverosa parentesi. Non lasciatevi impaurire da quello che è avvenuto purtroppo alle due ragazze esploratrici europee lo scorso dicembre. Gente pazza, malata, cellule di un’organizzazione criminale si possono trovare ovunque. Anche nelle nostre belle città europee. E le notizie di cronaca nera lo confermano. Non mettere più piede in una località dove è avvenuto un crimine del genere è davvero ingiusto. A parte che perdereste una delle viste più belle al mondo (parlo della località vicino al villaggio di Imlil), ma soprattutto starete al gioco dei terroristi, che vogliono viaggiatori impauriti e terrorizzati. Come abitanti della Terra, anche quel pezzettino di mondo è nostro, e abbiamo tutto il diritto di visitarlo e di riportare proprio lì, dove è avvenuto un atroce crimine, pace e armonia. Io a settembre 2019 spero di ritornare su quelle splendide montagne. Quello che mi preme dire è che località del genere devono essere raggiunte con un’agenzia o con una guida autorizzata. O almeno è necessario partire con un gruppo di persone che siano esperte in scalate e montagna. Qui la natura è davvero selvaggia, e con la natura non si scherza. 


Villaggio di Imlil

Detto questo faccio un’ulteriore passo indietro. Prima di partire, come molti di voi fanno, ho comprato una guida da viaggio (di cui non faccio il nome e dico solo che non è la Lonenly Planet con cui viaggio sempre, ma stavolta ho voluto provare altro, sbagliando!), e letto in giro articoli e post su siti di travel blogger e di riviste online di viaggio. In molte di queste letture ho trovato spesso l’utilizzo di parole dalla straordinaria capacità evocativa come “profumi”, “esotico”, “mondi lontani” se non addirittura frasi che riuscivano a catapultarmi già in dimensioni dal sapore medio orientale (proprio come cantava la cara Gianna Nannini). Insomma sono arrivata a Marrakech carica d’aspettative altissime, grazie soprattutto a quei travel blogger in giro per il pianeta a raccontare cose che non esistono. Ero convinta ormai che avrei rivissuto sulla mia pelle atmosfere alla “Casablanca” o da “ Tè nel Deserto”.  Ma alla fine ad attendermi, nulla di tutto questo. Quello che mi aspettava era un forte e pieno pugno nello stomaco di occidentale viziata, e uno schiaffo duro e deciso alla mia coscienza da viaggiatrice. Perché questo sono e non una turista. Almeno ci provo. Ho soggiornato ogni santo giorno nelle medine delle città, evitando di passare del tempo nella “Ville Nouvelle”, la parte nuova e creata dai colonizzatori agli inizi  del ‘900. Pensate che un nostro amico marocchino (nostro è riferito a me e alla mia compagna di viaggio) quando ha saputo che siamo rimaste a dormire nelle Medine di Fès e Rabat ci ha duramente rimproverato, dandoci delle pazze. Anche perché diciamocelo, non siamo ipocriti, pur essendo un Paese dell’Islam moderato, rimane comunque un paese non facile per le donne. Le donne straniere nelle medine vengono viste come un euro che cammina, delle polle da spellare, ma soprattutto sono molestate con continui inviti e parole inopportune ogni volta che chiedono un’informazione in giro (“scusi, dove si trova la piazza principale?”, “Scusi, dove siamo sulla mappa?”) o sostano davanti una bancarella. L’invito ad un acquisto avviene in ogni mercato del mondo, e anche l’arte del contrattare fa parte del DNA dei marocchini e a volte è anche divertente e affascinante, ma in molti casi una donna sola, straniera, in una medina non si troverà a suo agio. Fidatevi. Ma anche per gli uomini non sarà facile. Voi vi starete chiedendo a questo punto che colpa ha il turismo di massa con tale meccanismo. E io vi rispondo che anche in questa faccenda l’atteggiamento del turista medio incide tantissimo. Molti turisti (di ambo i sessi) cedono alle molestie dei commercianti, taxisti, guide del posto non autorizzate, sganciando dollari, euro e dirham, senza pensare, e lo fanno pure con i ragazzini per strada (anche loro a volte pressanti con richieste e inviti), per sbarazzarsi in fretta del loro “molestatore” o non contrattano sul prezzo di una gioiello berbero (pochi veramente autentici in giro) o di un tappeto, perché ignorano che qui è culturalmente necessario contrattare, e perché si sentono forti del loro cambio di valuta. Le turiste donne sole poi in molti casi si fanno accompagnare nelle medine da guide non autorizzate alimentando il mercato in nero della città solo per paura di non farcela ad affrontare il delirio e il caos delle medine. E io vi dico che è necessario per questi Paesi farsi vedere in giro da sole, fermarsi, scambiare due chiacchiere con la gente del posto e fare capire fieramente: “non è giusto chiedermi dei soldi o importunarmi quando ti ho chiesto solo dove si trova una via”. Nelle medine potete parlare tranquillamente inglese, francese, spagnolo. Vi capiranno, e farete qualcosa di saggio non alimentando povertà, lavoro a nero, e disoccupazione. Oppure se proprio non ve la sentite di camminare sole rivolgetevi sempre all’agenzie locali che sono numerose nelle città e offrono tanti ottimi servizi.  Il lavoro, infatti, è al centro del dibattito pubblico in Marocco e particolarmente svantaggiati sono i giovani tra i 15 e i 26 anni: per loro, il tasso di disoccupazione è del 26,5% sul piano nazionale, e arriva al 42,8% nei contesti urbani. A molti di loro bastano quei pochi dollari ed euro racimolati ogni giorno durante i tour di turisti mordi e fuggi.


La medina di Fès vista dall'alto
La medina di Fès: una delle entrate Medina di Fès: una delle entrate
Medina di Marrakech: una delle entrate
Medina di Marrakech: una delle entrate

Medina di Marrakech

Altra questione che mi preme è la condizione dei lavoratori nelle medine in Marocco. Ho visto fabbri, commercianti, ristoratori, camerieri, artigiani, mettere a rischio ogni giorno la propria salute. Come? Vi basterà osservarvi intorno nel labirinto di stradine e vicoli delle medine. Alzate la testa e guardate i tetti delle botteghe molte in eternit (per fortuna in alcune città li stanno sostituendo come nella foto), ma soprattutto notate in quanti punti l’aria è irrespirabile, perché centinaia di ciclomotori non a norma con le normative vigenti per la classe di emissioni per lo scarico circolano liberamente nelle medine  (le auto per fortuna non circolano, perché le strade sono troppo strette). Insomma a tratti un vero inferno. I pedoni poi qui sono veramente in pericolo. Nelle medine i camminatori valgono zero e devono essere vigilissimi per non rischiare di farsi investire. Per questo motivo ho così poche foto dentro le medine. Ma in realtà ci sono diversi motivi per cui è meglio non fotografare. A volte fisicamente non è possibile vista la calca in alcuni tratti.


Le nuove tettoie di Rabat
Medina di Marrakech
Medina di Fès
Medina di Marrakech
Medina di Marrakech

Uno dei luoghi più fotografati in Marocco sono le celebri concerie di Fès. L’arte della concia è un mestiere che qui a Fès si pratica dal Medioevo. La concia della pelle è un trattamento che serve a conservare e rendere lavorabili le pelli animali. Orde di turisti ogni anno si precipitano sui tetti della città per fotografare dall’alto le numerose e grandi vasche piene di colore dove sono immerse le pelli e farsi tanti selfie. Ma vengono qui anche ad “ammirare” inconsapevolmente come muoiono lentamente questi lavoratori. Si proprio così: muoiono. Tra questi turisti pure io. Questa è stata una di quelle volte in cui mi sono sentita una turista. Stupida pure.  Gli artigiani, infatti, sono immersi con mani, braccia e gambe, tutto il giorno negli escrementi di piccione che rende molto più malleabile la pelle, necessaria per realizzare il bellissimo zainetto o sacca in pelle che porterete a casa in ricordo dal Marocco e di cui i negozi nella medina di Fès sono pieni. Gli escrementi contengono un alto concentrato di ammoniaca. Fate da soli una riflessione su questo. Io e la mia compagna di viaggio siamo salite sulla terrazza per curiosità e inconsapevoli di tutti i rischi che corrono i lavoratori coinvolti, ma soprattutto perché quelle vasche e tecniche vengono utilizzate da secoli e secoli. Sono un vero e proprio monumento. Gli stessi artigiani che ci lavorano sono un monumento perché si tramandano il mestiere dalla notte dei tempi. Ma è ora di cambiare, di trovare altri modi per lavorare la pelle animale e di avere più garanzie sul posto di lavoro. Di avere il diritto di vivere. E soprattutto non comprate zaini e sacche realizzate in quel modo. Perché il progresso deve avvenire solo sui nostri posti di lavoro in Europa e qui invece è giusto che uomini e ragazzini lavorino la pelle come nel Medioevo? E’ arrivato il momento che quel luogo divenga magari un museo a cielo aperto e niente più. Noi siamo salite su in terrazza attraverso l’accesso di un negozio di pelli (sono tanti i negozi con terrazza con vista nella via delle concerie). I proprietari ti fanno salire sulla loro terrazza per poi convincerti a comprare qualcosa una volta tornati giù in negozio. Per fortuna i proprietari del negozio prima di salire ci hanno consegnato un mazzetto di menta da tenere premuto sul naso per poter reggere la puzza nauseabonda che proveniva dalle vasche a qualche decina di metri sotto di noi. Una volta sopra abbiamo chiesto al proprietario da dove provenisse tutto quel fetore e lui ci ha spiegato il meccanismo delle vasche piene di escrementi (raccolti in giro per tutta la città da ragazzini organizzati in gruppi di lavoro). Siamo letteralmente scappate via. La mia compagna stava per sentirsi male fisicamente.


Concerie di Fès

Altra faccenda che mi preme raccontare, è la condizione degli animali nelle medine e nei souk. Se siete animalisti, vegetariani e vegani, sarà veramente dura passeggiare nelle medine. Troverete macellerie con merce esposta in ogni dove, e polli vivi venduti per strada e trattati come esseri privi di dignità, in qualsiasi angolo. Ma questo ci sta. Fa parte della cultura di un popolo, che non comprende le ragioni di una dieta priva di carni animali. Ed è giustissimo che segua la propria tradizione gastronomica. Pensate che nella grande e iperturistica città di Marrakech esistono solo un paio di ristoranti per vegetariani, e tra i piatti tipici sono pochi quelli a base di verdure. La cosa invece sconvolgente è il trattamento destinato a serpenti e scimmiette ammaestrate che troverete in piazza Jemaa el Fna a Marrakech e in altri luoghi molto turistici. Ai cobra vengono estratti quasi tutti i denti in modo tale da rendere innocuo il loro morso (altrimenti pericoloso per l’uomo). Questa mutilazione impedisce al serpente di nutrirsi e in poco tempo muore letteralmente di fame. Stesso trattamento crudele è riservato alle scimmie di Barberia, una specie protetta presente nei boschi Azrou in Marocco. Queste sono vittime del bracconaggio, che le utilizza per divertire il turista nelle medine, oppure le destina al traffico illecito di animali all’estero. Sono delle gang criminali locali ad occuparsi di questo tipo di affari. Grazie al governo marocchino che chiude un occhio da sempre sulla questione, e a tutti i dollari e euro raccolti dai turisti in giro per le medine in cambio di una foto con lo sfortunato animale, è al momento questa una grande fonte di guadagno per le organizzazioni criminali del Paese. La prossima volta che sosterete divertiti e ignari a fare una stupida e orrenda fotografia in compagnia di un serpente o di una scimmietta con lo sfondo il souk, pensateci davvero tanto. State incrementando con la vostra offerta il giro d’affari di criminali in giro per la città.


Medina di Marrakech
Medina di Marrakech

Nemmeno i cammelli sono risparmiati da questi maltrattamenti vergognosi. A circa 2000 metri d’altitudine, alle pendici del monte più alto del Nord Africa, il Jbel Toubkal, abbiamo visto con i nostri occhi dei cammelli che portavano sul loro dorso dei turisti. Incredula ho chiesto alla gente del posto cosa facessero lì dei cammelli. Mi hanno risposto: “Sono stati portati qui per i turisti dal deserto. I turisti preferiscono fare l’escursione nella valle con gli animali che a piedi”. Sono rimasta in silenzio. Basita. A pensare. Come se portassimo gli orsi polari in Puglia nello zoo. Opss… l’abbiam fatto!

Voglio ancora dire l’ultima cosa sui souk nelle città turistiche del Marocco. Questi mercati vengono raccontati dai travel blogger come luoghi fuori dal tempo dove gli odori delle spezie e datteri vi inebrieranno tra un acquisto e l’altro. Ecco nulla di tutto questo vi aspetta. Tra la puzza dello smog sulle vie principali delle medine troverete negozi “made in china” uno dietro l’altro in fila. Oggetti tutti uguali in plastica che si ripetono per migliaia di volte, oppure ceramiche riprodotte in serie. L’unica cosa veramente bella da fare è camminare, perdersi nell’infinito labirinto di strade e andare alla ricerca di quei negozi veramente autentici rimasti così pochi nelle città. Qui troverete il vero artigianato, accoglienza, gentilezza, e tanta bellezza.


Negozio d'antiquariato a Fès
Negozio di lampade artigianali
Gastronomia a Fès
Negozio di teiere marocchine a Rabat
Banchetto di dolci tipici a Fès
Botteghe a Marrakech

A proposito di bellezza è arrivato il momento di raccontarvela con qualche foto. E in Marocco ne troverete tanta. Purtroppo in questo Paese è vietato l’ingresso ai non musulmani in quasi tutte le moschee. Ma nelle medine troverete pace, armonia, serenità in quei posti chiamati “riad”. I riad non sono altro che una tipica abitazione marocchina che da secoli caratterizza i centri storici delle città. Sono delle costruzioni a più piani e composte da numerose stanze divise fra loro da giardini e cortili decorati con grandi fontane e tanta vegetazione. Molti di questi riad sono divenuti B&B e dimore storiche per soggiorni gestiti in molti casi da gente del posto. A noi avevano sconsigliato di dormire nelle medine perché i loro vicoli stretti e labirintici impediscono ai taxi di entrarci (visto che non è consigliabile tornare da sole in tarda serata nelle medine). Abbiamo sempre optato per il rientro dopo cena e scelto di non fare mai tardi la sera, anche perché dopo l’inferno dei motorini, clacson, grida, smog, non vedevamo l’ora di spalmarci sui cuscini e salottini di questi splendidi giardini silenziosi. E’ incredibile come una porticina piccola in legno massiccio nel mezzo del caos possa spalancarsi su un vero e proprio paradiso per la mente. Forse solo qui mi sono sentita per attimo come in “Casablanca” e ogni tanto sussurravo fra me e me: “suonala ancora Sam”.


Vicoli nella medina di Marrakech
Portoni dei riad a Marrakech
Entrata in uno dei riad a Marrakech
Cortile di riad a Marrakech

Riad a Marrakech
Riad a Marrakech
Riad a Marrakech
Università di Fès
Riad a Fès
Riad a Fès
Particolare in un riad a Fès
Un riad di Fès
Il nostro salotto a Fès

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2 Comments
  1. Ciao Luciana, sono una travel blogger e pure salentina. 🙂 Piacere di conoscerti, ho letto il tuo post tutto d’un fiato, ritrovandomi in diversi passaggi.
    Non posso trattenere, negli ultimi tempi, la mia indignazione verso un modo di raccontare patinato alcuni luoghi del mondo che non sono per niente facili. In questo modo si dona, ai lettori e alle lettrici (o dovrei dire followers?) un’idea distorta di determinate mete con tutti i meccanismi perversi che ne possono scaturire. Ho visto post su instagram, di noti influencers, camminare per le stesse stradine indiane, polverose, in cui sono stata, vestiti di tutto punto, come se fossero in passerella. O nelle medine del Marocco, che ho avuto il piacere di visitare agli albori di questo 2019. È, invece, giusto raccontare le cose come stanno, con tutte le (a volte meravigliose) imperfezioni del caso. Leggendoti ho tirato un sospiro di sollievo, mi sono sentita meno sola e, da stanotte, mi sento ancora più motivata nel cercare di raccontare i luoghi che visito con occhi più limpidi possibile. Senza scivolare nelle famigerate lenti rosa. 🙂

    • Luciana Lettere / 12 Maggio 2019 at 14:01 /Rispondi

      Ciao Sara,
      è bellissimo leggere il tuo messaggio. Anch’io mi sento meno sola leggendo le tue parole. Sono molto stanca di tutti questi falsi racconti in giro per il web e di questa gente che per soldi è pronta a tutto, a raccontare bugie una dietro l’altra, senza avere rispetto del luogo che sta esplorando e visitando. Come ho scritto da qualche parte, c’è bisogno di ridare dignità alla parola “viaggio”. In un momento storico in cui le parole stanno perdendo il loro valore e significato, è nostro dovere cercare di avvicinarci sempre più al cuore delle cose, delle persone, e dei luoghi dove mettiamo piede.
      Grazie ancora e spero davvero di conoscerti presto di persona.

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