Da qualche giorno è stato ufficialmente annunciata la 13° edizione del Festival IT.A.CÀ, festival dedicato al turismo responsabile che da quattro anni si svolge anche qui in Salento grazie alla collaborazione di tante realtà associative e cooperative. Il tema di quest’anno da affrontare sui vari territori (25 tappe in 16 regioni da Nord a Sud d’Italia) è il Diritto di Respirare. Un tema vastissimo che potrà essere interpretato in tanti modi. Personalmente quando penso al respiro, visualizzo subito gli alberi. Forse è perché nei boschi che ricordo di aver fatto i respiri più belli della mia vita.

Visto l’impellente bisogno di riforestare, ricreare spazi naturali dopo l’arrivo della xylella in Puglia, il tema scelto dal festival quest’anno tocca da vicino molti salentini. Quello che stiamo vivendo qui è una vera e propria tragedia per il nostro paesaggio che in molti punti è ormai funereo. Dei veri e propri cimiteri dove decine di migliaia di ulivi, tra cui anche quelli secolari, lanciano un grido allarmante con i loro rami secchi stagliati contro il cielo. In molti altri casi invece si osservano campi sterminati di tronchi tagliati e non ancora sradicati. Immagini che i nostri politici nascondono sotto il tappeto come la polvere.

Per questo motivo, essendo tra i coordinatori della tappa salentina (che si terrà l’1, 2, 3, ottobre), mi sono ripromessa di dare il mio contributo, mappando e raccontando di alcune realtà che si stanno occupando da qualche tempo di rimboschimento e piantumazione. Di speranza dunque. La prima persona che mi è venuta in mente è stata Monica Agrosì. L’ho raggiunta a Supersano, in quel borgo dove vive e non smette mai di creare qualche delizia culinaria con le materie prime del suo orto, o di inventarsi nuovi modi per accogliere e far sentire a casa i suoi ospiti.

Monica è una donna dai super poteri, mamma di tre figli e imprenditrice nel settore dell’accoglienza turistica e nell’azienda storica di famiglia. Giuseppe Agrosì, marito di Monica, porta avanti con il suo aiuto, quella che fu l’azienda di famiglia, un antichissimo frantoio che produce qualcosa di unico per sapore e profumo: un olio extravergine d’oliva biologico ottenuto da spremitura a freddo che è stato riconosciuto anche all’estero come eccellenza. Un’attività che vede la famiglia di Giuseppe, e ora anche di Monica, impegnata da più di due secoli nella gestione di circa 5000 alberi d’ulivo secolari.

A questo punto però, vi lascio immaginare cosa possa significare per un uomo, che ci ha messo l’anima per coltivare il senso della tradizione, il rispetto dell’ambiente e nuove capacità innovative, vedere estendersi a macchia d’olio su quella terra tanto amata un batterio killer che ha dimezzato la sua produzione. Credo che il senso d’impotenza sia davvero grande. Ed è qui che interviene la Donna di casa, forza genitrice, che “genera” nuova luce e speranza. Così, mentre Giuseppe si occupava di arginare per quanto più possibile i danni ai suoi uliveti, Monica dava vita ad un progetto che potesse ridare nuovo respiro e slancio a tutti: riforestare i cinque ettari di bosco di proprietà della famiglia che si estende ai piedi di una delle Serre Salentine, tra i paesi di Supersano e Ruffano. Qui, nel corso degli ultimi anni, sono state già piantumate Querce Virgiliane e allestiti dei percorsi sensoriali, dove Monica invita gli ospiti delle strutture ricettive da lei gestite, a fare due passi.

Osservare le serre (elevazioni collinari salentine) dal basso è già uno spettacolo. Camminare poi qui alle pendici di questa serra è stato rincuorante e mi ha donato un po’ di tregua dai pensieri. E gran bei respiri. “Non tutto forse è perduto”, ho pensato. Il Salento, fino a qualche secolo fa, era un’enorme bosco, che si estendeva dalla provincia di Brindisi fino all’estremo lembo del sud Salento. Un bosco fittissimo che si sviluppava per chilometri e chilometri, luogo celebre in tutta Italia per principi e conti dell’epoca per le loro battute di caccia. Di questo antico bosco ormai rimangono pochissime tracce sparse qua e là sulla penisola. Tra queste sicuramente si annovera quello della famiglia Agrosì. L’obiettivo di Monica e della sua famiglia è ora quello di infoltirlo con la piantumazione di nuovi alberi che nel corso dei secoli sono scomparsi. Per citarne uno non a caso: il castagno! Ho scoperto grazie a Monica che qui lungo le serre salentine fino a qualche decennio fa ci si poteva ristorare sotto l’ombra di un castagno nel cuore dell’assolato e caldo Salento. In questo specifico caso poi è la stessa toponomastica che parla: una delle vie lì vicino si chiama proprio Via Castagna.

E a proposito di albero di castagno, ora viene il bello! Lungo le pendici, che Monica sta infoltendo con nuove piantumazioni, proprio qui ho ricevuto un grandissimo dono: mi è stato regalato dalla famiglia Agrosì un piccolo albero di castagno che porterà il mio nome. Dopo averlo cinto con la targhetta, l’ho innaffiato per la prima volta. Potrò seguire la sua crescita andando a trovarlo personalmente, oppure chiedere a Monica di inviarmi foto e notizie. Che emozione vedere quelle piccole foglioline verdi, appena sbocciate, che erano lì per me. Un’emozione che potete tutti provare aderendo al progetto di Agrosilvae. Con una piccola donazione potrete regalare o adottare anche voi un alberello, e fare un gesto importante in questo momento così difficile per il paesaggio salentino. Una volta innaffiato il mio alberello e fatta una camminata lungo le pendici, ho degustato un aperitivo en plein air sotto una quercia con pane, pomodoro, e olio rigorosamente Agrosì, preparato dalle magiche mani di Monica. Con noi i suoi tre figli, che sono davvero fortunati a essere cresciuti qui. Visto la loro gentilezza d’animo e sensibilità sono sicura che saranno dei grandi custodi di questa magnifica eredità. E verranno sempre qui a fare grandi respiri.

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