Questo 2015 è iniziato con due giornate di camminate intense, con due itinerari splendidi e ben segnalati, entrambi con partenza dall’ importantissima Abbazia di Santa Maria di Cerrate.

Cerrate
Lo scorso weekend, infatti, siamo partiti da Lecce per dirigerci verso il nord Salento, raggiungendo le campagne del paese di Squinzano (precisamente sulla strada provinciale Squinzano-Casalabate), per poi fermarci nell’area parcheggio dell’abbazia, dove abbiamo lasciato la macchina. Qui, abbiamo trovato un bel cartello escursionistico, che ci ha da subito schiarito le idee, e fatto mettere in marcia più serenamente.

Santa Maria di Cerrate
A questo splendido monumento ho dedicato più di un anno di studi, per le mie ricerche universitarie,
nelle quali ho voluto approfondire e raccontare il difficile destino dell’Abbazia di Cerrate.
Mi è sembrato quanto mai interessante portare alla luce gli sprechi e l’indifferenza che ha subito questo prestigioso monumento nel passato, e altrettanto importante ho ritenuto raccontare i preziosi interventi che, attualmente, lo stanno riportando alla vita e all’antica gloria. Ho voluto documentare il suo travagliato destino, che dopo secoli di errori e noncuranze, ha visto finalmente la luce nel 2012. Il 28 settembre 2012, infatti, è avvenuto un momento cruciale per la vita del monumento: la Provincia di Lecce ha affidato l’Abbazia di Cerrate in concessione trentennale al Fondo Ambiente Italiano. Con questo passaggio “storico” l’Abbazia è diventata il primo monumento FAI in Puglia.
L’obiettivo principale del Fondo Ambiente Italiano sarà quello di restaurarla e riaprirla al pubblico, dotandola di tutti i servizi necessari ad accogliere i visitatori e trasformarla in un luogo fruibile: “un antico tesoro ritroverà il suo splendore e sarà restituito alla sua terra”. Sono incominciati, così, per essa tempi più felici, rispetto al desolante stato di abbandono durato decenni.

Cerrate
Dopo tanto tempo, sono ritornata lì, a trovarla, per capire anche a che punto erano i lavori voluti dal FAI. L’ingresso era chiuso, e dopo ho saputo che resterà chiusa al pubblico fino al 28 febbraio, per interventi massicci di restauro.

Se mai doveste essere da queste parti, non perdetevi la visita di questo posto straordinario. L’Abbazia di Cerrate è un autentico prodotto di fusione fra cultura medievale e monachesimo greco, un edificio “romanico” che nulla ha a che vedere con Bisanzio, al contrario della sua decorazione pittorica interna.

Cerrate

Una volta arrivati nel parcheggio della preziosa abbazia, il primo giorno, abbiamo scelto di percorrere, il sentiero che parte di fronte l’aerea parcheggio, e per cui è stato necessario attraversare la strada provinciale (attenzione ad attraversare, le macchine sfrecciano alla grande!). I primi chilometri sono trascorsi, senza grandi emozioni, ma quello per cui vale la pena intraprendere questo sentiero, sono le antiche e possenti masserie che costellano il percorso. Noi ne abbiamo incontrate due, entrambe del XV secolo, e fortificate: Masseria Alcaini e Masseria Provenzani. Splendide e possenti, hanno arrestato la nostra camminata, per poter essere ammirare con tutta la dovuta meraviglia. Da qui, poi abbiamo proseguito in direzione Surbo, ritornando nella direzione dell’Abbazia di Cerrate.

Santa Maria di Cerrate

Santa Maria di Cerrate
Una volta incontrata l’ennesima splendida masseria fortificata, precisamente Masseria Monacelli, abbiamo proseguito per qualche chilometro, per poi cedere alla stanchezza, e ritornare verso il parcheggio di Cerrate. Qui, un po’ sconsideratamente, abbiamo abbandonato il sentiero segnalato, e abbiamo incominciato a camminare nei bellissimi uliveti (di proprietà privata), che si trovano tra la Masseria Coccioli e Cerrate. Tanti sono stati i pensieri. Abbiamo camminato in silenzio per un po’, giacché la stanchezza iniziava a farsi sentire. La prima riflessione profonda è stata quella di ringraziare, dentro me, tutti quei proprietari terrieri, che non avevano circondato la loro proprietà di alti muri, ma solo bassi e splendidi muretti a secco, facilmente scavalcabili. In un mondo ideale, ho pensato al fatto che sarebbe giusto non alzare mai muri alti e ingombranti nel momento si possiede un bel pezzo di macchia mediterranea, o di bosco, o di uliveto, ma lasciare la possibilità a noi viandanti e camminanti, di godere tutti di queste belle visioni.

Santa Maria di Cerrate
L’altro importante mio pensiero invece, ha fatto un viaggio indietro di secoli. Ho già detto quanto tempo ho dedicato allo studio dell’abbazia, e sui libri, ho avuto modo di sapere che proprio quelle campagne lì, che stavo percorrendo, erano state scenario di un brutale attacco da parte di turchi. Durante il XVIII secolo, infatti, l’abbazia subì un duro colpo: durante la notte del 20 settembre 1711, una banda di Turchi o Barbareschi, sbarcando presso la Torre della Specchiolla, si spinse sino a Cerrate e ne saccheggiò la chiesa, deturpando al suo interno gli affreschi con l’immagine della Vergine e del Crocefisso. Lo studioso Castromediano a tal proposito, raccontò che: “ (…). Fu una di quelle piccole, ma frequenti scorrerie succedute alle grandi invasioni dei barbari, e durante fin quasi ai principii del presente secolo; tanto fatali da costringere le popolazioni di quelle città litoranee, di quei paesi e di quelle ville ad abbandonare il nativo focolare, in cerca di sicurezza, e rientrare nell’interno della Provincia. E fu così che lasciate quelle terre, le dune vi si accumularono, le piante selvatiche se ne impadronirono, e le putride acque le allagarono, rendendole pestifere alla vita e all’uomo inospitali. Le masserie che vi successero, dove i pochi colonii addetti ad infelicissima coltura e mietuti dalla febbre palustre, a difendersi dai continui sbarchi dei Levantini ebbero duopo di torri, di ponti levatoj, di petriere e di feritoje. Vi si viveva ognora come si fosse assediati e di fronte al nemico (…).” .
Il senso di pericolo, causato da queste incursioni continue, portò i contadini ad abbandonare i campi intorno all’abbazia, causando il declino definitivo del complesso di Cerrate, che diventa una delle tante piccole realtà di masseria della zona, perdendo per sempre il suo ricco splendore. Eh noi eravamo proprio lì, a ripercorrere passo dopo passo l’arrivo dei turchi presso l’antica masseria e abbazia di Cerrate!

Cerrate
Il giorno seguente siamo ritornati di nuovo nel parcheggio dell’abbazia, dove abbiamo parcheggiato, preferendo sta volta il sentiero, che parte proprio dall’area parcheggio. Lo stupore, la meraviglia sono stati forti. Un bellissimo sentiero segnalato si è aperto davanti a noi. Uliveti sconfinati, terra rossa, muretti a secco antichi, masserie fortificate, ci hanno fatto compagnia per tutto il tragitto. Ma la cosa che ci ha fatto più compagnia, è stato un cagnolone, abitante della Masseria Monacelli, che ci ha inseguito per qualche chilometro, arrivando con noi sino in spiaggia (c’è anche il mare, quindi, in questo percorso). A un certo punto, infatti, c’è stato bisogno di scegliere se proseguire e raggiungere il Parco Naturale del Rauccio, o deviare e arrivare sulla spiaggia di Torre Rinalda. Noi da bravi salentini non abbiamo resistito al richiamo del mare.

Santa Maria di Cerrate

Santa Maria di Cerrate

Santa Maria di Cerrate

Santa Maria di Cerrate

Santa Maria di Cerrate

Santa Maria di Cerrate

Santa Maria di Cerrate

Santa Maria di Cerrate

Santa Maria di Cerrate

Santa Maria di Cerrate

Santa Maria di Cerrate

Santa Maria di Cerrate

Santa Maria di Cerrate

Santa Maria di Cerrate
Peccato che, dopo tanta bellezza, e rigenerazione, siamo ritornati brutalmente alla realtà. Sulla spiaggia adriatica di Torre Rinalda il panorama da un lato è stato per sempre rovinato: seppur da lontano, la centrale di Cerano dominava orribilmente la nostra visuale.

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